BARDANERIS di tutto il mondo uniamoci: contro le angherie dei potenti, per un'equa distribuzione delle ricchezze

Nome: Su Bardaneri
vengo da Mas-Oneh Bran'hu (antico villaggio del Src-dan) luogo di transito degli Shardana, se capiti da me potrai perderti, in questo non-luogo.
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Владимир Владимирович Маяковский
Indaesécus de una fèmina Tirau a susu chin su cùbidu una màdriche de nèula, Spostato su col gomito un lievito di nebbia, Vladimir Vladimirovic Majakovskij
passabat biacca dae unu frascu nigheddu
e a brìllias isortas in chelu
canudu e grabe a cardabùddidos intremesu sas nues.
In s'arràmene iscazadu de domos de istàinu
a inserru si mantenen sa tremulias de sas carrelas,
Ispulicaos de unu manteddu rùbiu de punna,
sos ribos ch'intraban sos corros in chelu.
Cossas-vulcanos in suta 'e su ghiàcciu de sas bestes
incunzas de titas prontas po messare.
Dae sos martzapedes cun atzinnos malandrinos
saettas ispuntadas si che urin pesadas zelosas.
Bolu chi cun corfu de taccu si che pesan bolande in chelu
Pregadorias in artària abian cassau deus a cropu:
Cun errisos de sorighes l'abian ispinniau
E risulanas l'abian tentu dae tzaccadura 'e liminarzu.
S'Oriente las abiat bidas in d'unu gùturu,
prus a susu abiat mòdiu sos denghis de su chelu
e-i su sole tiradu a foras de sa bussa nighedda
abiat pistadu cun arràbiu sas costas de sa cuperta
Colava biacca da una fiasca nera
E a briglia sciolta nel cielo
Canuto e greve caracollava fra le nuvole.
Nel fuso rame di case stagnate
A stento si contengono i trèmiti delle vie,
Stuzzicati da un rosso mantello di lussuria,
I fumi diramavano le corna dentro il cielo.
Cosce-vulcani sotto il ghiaccio delle vesti
Messi di seni mature già per il raccolto.
Dai marciapiedi con ammicchi malandrini
Frecce spuntate insorsero gelose.
Stormo che a un colpo di tacco si levi a volo nel cielo
Preghiere di altezze presero al laccio Iddio:
Con sorrisi da topi lo spennarono
E beffarde lo trassero per la fessura d'una soglia.
L' Oriente in un vicolo le scorse,
Più in alto risospinse la smorfia del cielo
E il sole dalla nera borsa strappato fuori
Pestò con cattiveria le costole del tetto.
Perdas
- Gino Paoli
Perdas chi su mare at ispitiu
sunis sas allegas meas de amore po tue
Ego non t'apo ischiu istimare
non t'apo ischiu dare su chi cherias dae mene
cada allega chi nos naramus est istètia
narada milli bortas
cada istante chi bivimos est istètiu
bìviu milli bortas
cada istante chi nois bivimos est istètiu
bìviu milli bortas
Perdas chi su mare at ispitiu
sunis sas allegas meas de amore po tue
Sassi
- Gino Paoli
Sassi che il mare ha consumato
sono le mie parole d'amore per te
Io non t'ho saputo amare
non ti ho saputo dare quel che volevi da me
Ogni parola che ci diciamo è stata
detta mille volte
Ogni attimo che noi viviamo è stato
vissuto mille volte
Ogni attimo che noi viviamo è stato
vissuto mille volte
Sassi che il mare ha consumato
sono le mie parole d'amore per te
La gente è strana, quando sei straniero...
Sa zente est istramba, cando ses unu istranzu...
People are strange, when you're a stranger...
Non si fa altro che riempire i giornali, e i mass media in genere, quando pure non ci ricamano sopra un convegno, su solitudine, emarginazione, immigrazione. Tutti con la lacrimuccia facile, sopratutto in questi giorni, avvolti nell'alone mistico delle festività natalizie o giù di li. Magari dopo l'omelia del parroco alla messa del vespro a mezzanotte, tutti ben agghingati vestiti alla moda. Tutti gravidi di buoni propositi. Poi fra una panettonata e l'altra, agnelli, crostacei, leccornie varie, un discorso tira l'altro salta fuori come per magia il discorso sugli stranieri, che rubano, ammazzano, stuprano, ti portano via il lavoro, sono infidi e quant'altro ...sempre fra un sorso e l'altro...nel nome del Signore. Così, giusto per sottolineare, alla prova del nove ... puff... come d'incanto ritornano le cattive abitudini (mai sopite) cariche di sospetto, indifferenza, pregiudizi su chi è "strano" o "straniero". Tutti dimentichi del fatto che, a turno, si è sempre appartenenti a un Sud del mondo, perché tutti più o meno si è meridionali. Invece la memoria non viene in soccorso, almeno nell'approccio col "diverso" (in tutti i sensi) tutti, con un sottile filo trasversale ideologico, hanno un bel campionario di termini per apostrofare "l'altro", che per diversi motivi, con ruoli intercambiabili a seconda dell'appartenzenza geografica di quel momento storico (anche perché si può essere bersaglio degli stessi appellativi) verso chi sopratutto per sopra(v)vivere vaga da un continente all'altro, da una città all'altra, da un paese all'altro in cerca di "fortuna" che spesso è l'inizio di un lungo calvario teso a semplicemente, ed umanamente, a sopravvivere. Tutti scordano che, per fare un esempio sugli italiani, negli States ancora oggi siamo definiti Wop (forse dal napoletano guappo), oppure Guinea, come quei personaggi di origine italiana, ben descritti da John Fante. Ma senza andare molto lontano noi meridionali, e sardi, stessi nella civilissima Italia siamo bersaglio di diffidenze e pregiudizi. Ebbene non passa giorno che non ci capiti di sentire, nei discorsi di parenti, o conoscenti e non, a lavoro o in divertimento, in fila alle poste o dal medico, apostrofare gli stranieri, "sos istranzos", direttamente all'indirizzo degli stessi con termini quale albanese, zingaro, rumeno, quando anche non rispunta fuori la vera essenza razzista del ventennio, quella dell'italica "stirpe", verso la terra del "hic sunt leones", per cui gli "africani", i negri, stanno arrivando a milioni e rovineranno la nostra "civiltà". Quindi anche in questi giorni, sebbene sembri che vi sia stata una tregua verbale, si discorre di cifre, percentuali, dati, su chi deve o non deve entrare, ovvero restare fuori. Sono senza parole ... evidentemente come si usava dire ... i fascismi covano dentro di noi.
Chiedo solo una cosa, semplice, per questo anno "che verrà": più rispetto per gli altri (sos ateros),per gli stranieri (sos istranzos), ma anche per gli strani (sos istrambos).
Sa zente est istramba
Sa zente est istramba
cando ses unu istranzu.
sas caras ti paren lezas
cando ses a solu.
Sas fèminas ti paren traitoras
cando non ses chèrfidu,
Sas carrelas sunis iscumentadas
cando no ses in trassa.
Cando ses istrambu
sas caras istuppan dae s'aba pròtina
cando ses istrambu
nemos s'ammentat su lumen tuo
cando ses istrambu
...
People are strange
(Jim Morrison - The Doors)
People are strange
when you're a stranger
Faces look ugly
when you're alone
Women seem wicked
when you're unwanted
Streets are uneven
when you're down
When you're strange
Faces come out of the rain
When you're strange
No one remembers your name
When you're strange
...
No one remembers your name
When you're strange
...
![]()
grazie a Rosaluna che col suo post mi ha rinverdito i versi di Umberto saba
SU ISCIALU DE SA 'IGHINA
Fèmina
Cando fustis
zobanedda punghias
che mura de cresuras. Puru su pede
lu tenias pro arma, o agreste.
Fustis mala a tenner.
Galu
zobana, galu
ses bella. Sos sinnos
de sos annos, 'sos de su dolore, astringhen
sas animas nostras, una nde faghen. E in palas
sos pilos nigheddos meda chi agròmero
in poddighes, prus non timo su minore
biancu puntuda oricra de su dimoniu
Donna
(Umberto Saba)
Quand’eri
giovinetta pungevi
come una mora di macchia. Anche il piede
t’era un’arma, o selvaggia.
Eri difficile a prendere.
Ancora
giovane, ancora
sei bella. I segni
degli anni, quelli del dolore, legano
l’anime nostre, una ne fanno. E dietro
i capelli nerissimi che avvolgo
alle mie dita, più non temo il piccolo
bianco puntuto orecchio demoniaco.

Salterella salterella, clicca qui e clicca dilà, ho beccato un bel po di libri della sterminata letteratura sarda in pdf.
Cliccare per credere nella pagina Sardegnacultura il link biblioteca sarda (dell'assessorato dei BENI CULTURALI DELLA SARDEGNA)
I libri tranquillamente e velocemente scaricabili vanno da Abate Francesco a Zizi Bachisio
in particolare uno fra i miei autori preferiti Sergio Atzeni
- Il quinto passo è l'addio
-Passavamo sulla terra leggeri
- I sogni della città bianca
- Racconti con colonna sonora
- Due colori esistono al mondo. Il verde è il secondo
Inoltre, visto che ultimamente ne ho parlato in alcuni post, un interessante libro sul banditismo
"Banditi a orgosolo"
per gli amanti della LIngua sarda il primo studio organico (udite udite) del tedesco Wagner
"La lingua sarda" di Max Leopold Wagner (del 1950)
Per chi come me è anche amante della poesia in limba...il mitico e sempre attuale "Peppinu Mereu" - Poesie complete - a cura di Giancarlo Porcu
traduzione di Giovanni Dettori, Marcello Fois,Alberto Masala
Nella sezione "Dizionari" si trovano interessanti ed utili vocabolari di
Luigi Farina, Giovanni Mura e il Dizionario di Porru Vincenzo Raimondo
e inoltre Grande Enciclopedia della Sardegna in dieci volumi, scaricabili sempre in pdf...
ora scusate se con i miei amici...d'altri tempi...mi canto alcune poesie
Fortza Paris e.......
Buona lettura!
Se vogliamo fare un giro poetico sul come veniva visto il "bandito" fra i vari poeti sardi non sfugge il taglio nostalgico di Sebastiano Satta in "Vespro di Natale", poeta in lingua italiana, il quale descrive i banditi sardi, nei giorni di Natale, mentre pensano alla loro casa e agli affetti lasciati per "intraprendere" la vita del bandito.
Vespro di Natale
Incappucciati, foschi, a passo lento,
tre banditi ascendevano la strada
deserta e grigia, tra la selva rada
dei sughereti, sotto il ciel d’argento.
Non rumore di mandre o voci, il vento
agitava per l’algida contrada.
Vasto silenzio. In fondo, Monte Spada
ridea bianco nel vespro sonnolento.
O vespro di Natale! Dentro il core
ai banditi piangea la nostalgia
di te, pur senza udirne le campane:
e mesti eran, pensando al buon odore
del porchetto e del vino, e dell’allegria
del ceppo, nelle lor case lontane.
Piglio più deciso e concreto lo dà, invece, Antioco Casula noto "Montanaru" quando descrive i "bardaneris" (i grassatori), in modo più crudo e concreto in "Andende a bardanare"; a leggerlo in limba sarda pare di vedere dei dipinti, magari quelli di Carmelo Floris, che di paesaggi e volti della Sardegna centrale se ne intendeva. Ho anche pensato di fare la traduzione in italiano ma, aimeh!, credetemi perderebbe certamente il suo significato più autentico. A questi versi di Montanaru ci sono affezionato, non fosse altro perchè fu uno dei miei primi post (nel blog di tiscali). Ma anche perchè mio padre, di tanto in tanto, mi recitava una delle sue poesie compresa questa.
... vabbè provo a tradurre l'ultima strofa...
"Tottus chimbe che una marrania.
E s’avviein lestros, ben’armados
In mesu a su entu forte, a s’istrazzìa,
Che una truma d’iscominigados."
"Tutt'e cinque come dei marrani.
s'avviano lesti, ben armati
in mezzo al forte vento, alla pioggia battente,
come una torma di scomunicati"
(per la biografia clicca qui)
...(oppure, se vuoi leggerlo in limba clicca qui)
Andende a bardanare
«Sa notte amigos mios est iscura
Che i su trumentu; passat furiosu
Su entu e sighit s’aba a istrasura.
Su procalzu est bezzu e sonnigosu
E in cust’ora dromidu est che procu.
E no intendet nè dannu, nè gosu,
Non solu de intendere unu tzocu,
Pro chi sas arulas siene serente
A su cuile ’e Bau ’e Su Trocu.
Leade sos fusiles lestramente
E andemus a fagher sa bardana!».
Gai neid’in tonu prepotente,
Mimia Monni cun bogh’e campana
In su cuile ’e s’Abile a sos pagos
Amigos chi su notte acuilàna
Che a mazzone subra sos serragos.
Bi fit Bobore Crispu, unu giovanu
De vint’un’annu chi leiat sos tragos
E los frundiat che fustes lontanu,
E in sos attaccos lestru e attrividu.
Bi fit Franziscu Mannu e Bustianu,
Pili Murtinu e Bobore Bandinu,
Tres omines ch’in tottu fid’insoro,
Mai biu, nè mortu hana timidu
In tottu Nuoresu e Logudoro
«Avanti o coragiosa cumpagnia!»
Narein a una oghe a unu coro,
Tottus chimbe che una marrania.
E s’avviein lestros, ben’armados
In mesu a su entu forte, a s’istrazzìa,
Che una truma d’iscominigados.
per le poesie di Montanaru "Ichnussa" mi sembra il sito più completo!
Cliccare per credere
Salmo 9.
"O rosa al di la' del tocco del tempo
e dei sensi!
O bacio avvolto nei veli di tutti i venti:
Sorprendetemi con un sogno:
Che la mia follia indietreggi da voi.
Indietreggiando da voi per potervi
avvicinare, ho scoperto il tempo.
Avvicinandomi a voi per potervi
allontanare, ho scoperto i miei sensi.
Tra l'avvicinamento e l'allontanamento
Vi e' un sasso della grandezza di un sogno.
Esso non si avvicina,
esso non si allontana.
Tu sei il mio paese ed io non sono un sasso.
Per questo non amo affrontare il cielo,
Ne' moriro' per livellarmi al terreno,
ma sono uno straniero,
sempre uno straniero"


IL ponte di Brooklyn
secondo ... Vladimir Majakovskij!!!
Emetti, Coolidge,
un grido di gioia!
Per una bella cosa nemmeno io risparmio le parole.
Diventa rosso dalle mie lodi come la stoffa della nostra bandiera,
anche se voi siete i dis-united States of America.
Come un credente invasato va in chiesa
o si ritira, austero e semplice, in un èremo, -
così io nel grigiastro balenìo della sera
entro, dimesso, sul ponte di Brooklyn.
Come un vincitore irrompe in una città demolita
sui cannoni dalla bocca lunga come una giraffa,
così, ubriaco di gloria, affamato di vita,
io penetro, superbo, sul ponte di Brooklyn.
Come uno sciocco pittore nella Madonna d'un museo
configge il suo occhio, amoroso ed acuto,
così io, cosparso di stelle, dal sottocielo
guardo New York attraverso il ponte di Brooklyn.
New York, sino alla sera plumbea e afosa,
ha obliato le sue pene e la sua altezza,
e soltanto le anime delle case
si levano nella diafana fosforescenza delle finestre.
Qui pizzica appena il prurito degli elevators.
E solo da questo leggero prurito
comprendi che i treni strisciano tintinnando,
come se qualcuno riponesse stoviglie in una credenza.
Quando poi sembra che dalla sorgente del fiume
un droghiere trasporti zucchero da una fabbrica,
passano sotto il ponte alberi di nave,
piccoli di misura come spilli.
Io sono orgoglioso di questo miglio metallico,
vive in esso s'innalzano le mie visioni:
invece di stili lotta per le costruzioni,
calcolo rigoroso di bulloni e d'acciaio.
Se verrà la fine del mondo
e il nostro pianeta dal caos sarà disgregato,
e se d'ogni cosa resterà solo questo
ponte impennato sopra la polvere dello sfacelo,
allora, come da ossetti più esili di aghi
crescono i pangolini nei musei,
così con questo ponte il geologo dei secoli
saprà ricostruire i giorni del presente.
Egli dirà: "Questa zampa d'acciaio
collegava mari e praterie,
di qui l'Europa si slanciava verso l'Ovest,
gettando al vento le piume degli indiani.
Ricorda una macchina codesta costola.
Pensate, le braccia non vi basterebbero
se, piantando un piede d'acciaio su Manhattan,
verso di voi per il labbro voleste tirare Brooklyn.
Dal viluppo di fili elettrici
riconosco l'epoca seguente al vapore.
Qui la gente già urlava alla radio,
qui la gente già volava in aereo.
Qui la vita era per gli uni spensierata,
per gli altri un lungo gemito di fame.
Di qui i disoccupati si buttavano a capofitto nello Hudson.
E più lontano senza impedimenti il mio quadro s'allarga
per corde-funi sino ai piedi delle stelle.
Io vedo: qui si fermò Majakovskij,
si fermò e, sillabando, componeva versi".
Sgrano gli occhi come un Eschimese innanzi al treno,
m'attacco come s'attacca all'orecchio una zecca.
Il ponte di Brooklyn:
questa sì... È una gran cosa!
... La novità??????
....un nuovo album di Claudio Lolli interamente ispirato
Al grande poeta russo Majakovskij e la scoperta dell'America



Jérôme Mesnager - Penseur - 1961
Voglia del nulla
Charles Baudelaire
Triste mio spirito, un tempo innamorato della lotta, la
Speranza il cui sperone attizzava i tuoi ardori, non vuole
più cavalcarti! Giaciti dunque senza pudore, vecchio cavallo
il cui zoccolo incespica a ogni ostacolo.
Rassegnati, cuor mio: dormi il tuo sonno di bruto!
Spirito vinto e stremato! Per te, vecchio predone, l'amore
ha perduto il suo gusto, e l'ha perduto la disputa; addio,
canti di ottoni e sospiri di flauto! Piaceri, desistete dal
tentare un cuore cupo e corrucciato!
L'adorabile Primavera ha perduto il suo profumo.
Il Tempo m'inghiotte minuto per minuto come fa la neve
immensa d'un corpo irrigidito io contemplo dall'alto
il globo in tutta la sua circonferenza e non vi cerco più
l'asilo d'una capanna.
Valanga, vuoi tu portarmi via nella tua caduta?

Jerome Mesnager- runner framed by blue shutters on rue Lafayette

Nasce il 5 giugno 1898 a Fuentevaqueros, vicino a Granada Federico García Lorca

E' considerato il più popolare poeta di lingua spagnola e uno dei principali rappresentanti del teatro moderno. La sua poesia, centrata principalmente sui temi del destino e della morte, affonda le radici nella cultura andalusa, caratterizzata da una fusione di elementi arabi e gitani. I suoi versi cantano passioni umane elementari in una forte compenetrazione di sogno e realtà. I lavori teatrali, oltre a far propria l'eredità dei canti gitani, mutuano elementi dei canti tradizionali spagnoli e della poesia surrealista. La lingua fonde spontaneità e raffinato lirismo, creando immagini sorprendenti e originali metafore.
Nel febbraio del 1936 Federico redige e firma, assieme a Rafael Alberti ed altri 300 intellettuali spagnoli, un manifesto d'appoggio al Frente Popular, che appare sul giornale comunista Mundo Obrero il 15 febbraio, un giorno prima delle elezioni che la sinistra vince di poco. Il 17 luglio 1936 scoppia l'insurrezione militare contro il governo della Repubblica: inizia la guerra civile spagnola. Il 19 agosto Federico García Lorca, che si era nascosto a Granada presso alcuni amici, viene trovato, rapito e portato a Viznar, dove, a pochi passi da una fontana conosciuta come la Fontana delle Lacrime, viene brutalmente assassinato
…Sulla sua morte Pablo Neruda così scrive:
"L'assassinio di Federico fu per me l'avvenimento più doloroso di un lungo combattimento. La Spagna è sempre stata un campo di gladiatori; una terra con molto sangue. L'arena, con il suo sacrificio e la sua crudele eleganza, ripete l'antica lotta mortale fra l'ombra e la luce".

Il grido
-Federico Garcia Lorca
L'ellisse di un grido,
va di monte
in monte.
Dagli ulivi
sarà un arcobaleno nero
sopra la notte azzurra.
Ahi!
Come un arco di viola
il grido ha fatto vibrare
le lunghe corde del vento.
Ahi!
(Le genti delle grotte
espongono le lucerne.)
Ahi!
Bonas Pascas de Nadale
e Ateros Annos Menzus
Bona Paschixedda
e àtrus Annus Mellus
A sa Saldigna
Sandalione t'ana numenadu sos Gregos,
ca unu sàndalu parias,
cando s'antigu sàndalu jughias
s'istiga in sos nuraghes as lassadu.
E oe cussu sàndalu isfundadu
ses reduìda a pender a corrias:
e in s'istincu lanzu imboligadu
l'as cun su corrialzu a duas bias.
Paritzas boltas t'an promissu
gai de ti ponner su fundu a sa catola,
dae Roma isetende sa vacheta.
Ma paret su contadu 'e Mastru Iseta
chi 'e prominter teniat s'iscola
a unu cras chi no beniat mai.
(Remumdu Piras)
Su deghe 'e Maiu 1964
Ita sonu.
No dd'intendis custu sonu?
arrumbulendi in is origas
tumba tumba in sa conca,
depit essiri cuddu primu sonu
chi apu intendiu de annus.
No dd'intendis su sonu?
arrumbulendi in is origas
chi fait trìchit e tràcat,
depit essiri su sonu
de dus corixeddus chi s'istìmant.
No dd'intendis su sonu de su mundu?
arrumbulendi in is origas
fùrria fùrria de candu ddui est!
Giai ddu scis! est su sonu de sa genti
in circa de amori e paxi.
Che suono.
Non lo senti questo suono?
rotolando nelle orecchie
sbatti sbatti nella testa,
dev'essere quel suono primordiale
che sento da diversi anni.
Non lo senti il suono?
rotolando nelle orecchie
che fa trichit e tracat,
dev'essere il suono
di due cuoricini che si amano.
Non lo senti il suono del mondo?
rotolando nelle orecchie
gira e rigira da quando esiste!
Lo sai ! E' il suono della gente
in cerca di amore e pace.
liberamente ispirato dal brano "What sound " - LAMB
Casteddos de arena.
Medas bìsos abolotaos
dae sèperos benidores
Pònen s'anima mea in pena.
Comente pitzinnos inzogatzaos,
chi a puntas de pedes,
Distruen casteddos de arena.
***
Castelli di sabbia.
Tanti sogni tormentati
Da scelte future
Mi mettono in pena l'anima
Come bambini divertiti,
che a pedate,
distruggono castelli di sabbia.

Custu tempus no si cumprendet prus, at a essere cumente naran tempus tropicale? boh! non disco, perou apo iscrittu custu sonetto.
Bona letura
Tempus brullanu
(in limba nuorese)
Dae cando es' cumentzadu su beranu
Semper infatu tenzo su paracu
Aperi e tanca, cos' 'e bessire macu
Su tempus es' diventande brullanu.
Zovanos e betzos mai l'aian connotu
In mesu de aba gai a sighidura
Poite in maju comintzabat sa calura
Cun grustios de zente istrumpaos in Su Poetu.
Puru in Sant'Efes sa zente in camisedda
In sos tzilleris bibende birra a isterzos
E apustis chenau totus a passizare.
Duncas su tempus bonu pàret galu indedda,
A custu no faghet a li ghettare irrocos,
Ca s'aba in Sardinna no depet prus mancare.
Tempus brullanu
(in limba campidanese)
De candu es' cumentzau su 'eranu
Sempri a coddu tengiu su paracu
Oberi e serra, cos' 'e diventai macu
Su tempus est diventau brullanu.
Giovanus e becius mai dd'iant connotu
In mesu 'e acua aicci a sighidura
Puita in maju cumentzàda sa calura
Cun d'una surr' 'e genti isterrinaus in Su Poetu.
Puru in Sant'Efis sa genti in camisedda,
In is locandas bufendi birra a istrexus
I apustis cenau totus a passillai.
Duncas su tempus bonu parit atesu meda,
A-i custu no fait a ddi ghetai frastimus,
Ca s'acua in Sardinnia no depit prus mancai
Primavera di Pace.
Giornata mondiale contro la guerra: Il 20 marzo scorso anche Cagliari ha dato il suo contributo contro la guerra, la presenza di manifestanti è stata più alta dello scorso febbraio, per cui appare evidente la crescita della coscienza pacifista nella nostra isola La marcia partita dagli States si è articolata a livello planetario attraverso il fiume umano della “Carovana della Pace”. Dappertutto la stessa richiesta: cessi l'occupazione in Irak ora, DOPO UN ANNO APPARE EVIDENTE QUELLO CHE ERA IL REALE SCOPO DELL'INVASIONE IN IRAK: IL CONTROLLO DELLE BASI PETROLIFERE. La Sardegna sta dando da decenni un pesante contributo alla macchina della guerra americana, in termini di territorio sottratti al popolo sardo; perciò si ribadisce: Fuori le basi dalla Sardegna. Nessuna Base, Nessuna Guerra!
Beranu de paghe
Tòrrat su beranu, tòrran sos puzones,
Tòrrat sa zente in piatza a protestare
Contras totus sas gherras micidiales;
Chentze sas armas non poden istare
Custos governos chi manìzan capitales.
Iscàrtan sa paghe e sìghini a isparare,
Issos nos naran pro "s'ordine mondiale",
Ma si cumprendet ca es' solu pro dinare.
(20 martzu duamizaebàtoro)
Primavera di pace
Ritorna la primavera, ritornano gli uccelli,
ritorna la gente in piazza pe protestare
contro tutte le guerre micidiali;
Senza le armi pare che non possano stare
questi governi che controllano i capitali.
Evitano la pace e continuano a sparare,
loro ci dicono che è solo per "l'ordine mondiale".
Ma si capisce che lo fanno per i soldi.
(20 marzo 2004)
Sos brinchidos de bardaneri
Brinco in s'arretza ca soe capassu
Tandos detzido ite narrer de su meu pensamentu
Cando bisito una e-i s'ateru zassu
Leggo, tandos, de ite si tratat in d-unu momentu
Duncas lestru punto "su sorighe" cun sa manu
In cussa fentanedda 'e s'argumentu
L'Aperjo impresse iscriendeli su cummentu
Apustis bi torro, ma binas s'in cras manzanu
Custu est su compitu de Su Bardaneri
Naschidu pro regalare bisos e pensamentos
cada die bisitat amigas e amigos
Amentende a totus s'amore sou pro s'isula, batalleri
Cumandada e isfruttada dae sos istranzos
Bos naro totu custu in sardos versos
I salti di Bardaneri
Saltello in rete perchè capace
Allora decido cosa dire su che penso
quando visito uno e l'aktro sito
Leggo, allora, di che si tratta in un momento
Dunque svelto punto "il mouse" con la mano
in quella finestrella dell'argomento
l'apro in fretta scrivendoci il commento
dopo ci torno, ma anche l'indomani
questo è il compito di bardaneri
nato pe regakare sogni e pensieri
ogni giorno visita amiche ed amici
ricordando a tutti il suo amore per l'isola, battagliero
comandata e sfruttata dai forestieri
vi dico tutto questo con versi sardi
saludos a totu sos blogadores
(mirae de non mancare su bintiunu de frearzu in Casteddu contras sas bases militares)
LA RACCOLTA DELL'ASFODELO
L'asfodelo, "s'iscrarìa", è una pianta spontanea molto frequente in Sardegna. Si raccoglie nei mesi primaverili, quando la pianta comincia a sbocciare e nel momento in cui ha la giusta malleablità. Da tempi immemori la raccolta dell'asfodelo, così come l'intreccio, "s'iscrarionzu", era compito delle donne. Spesso arrivava l'aiuto dell'uomo e della famiglia. La raccolta iniziava alle prime luci dell'alba, cosicchè si riusciva a raccogliere decine di fasci.
Le ragazze della barbagia andavano a piedi, per raccogliere "s'iscrarìa", lontano dal paese, anche per qualche chilometro . Una volta raccolti, i fasci venivano trasportati in paese, quindi si mettevano a mollo, "a modde", con le pietre (di granito, roccia pesante e assai diffusa nei luoghi) per ammorbidire le fibre; in un secondo momento venivano stesi ad asciugare.
Le donne dall'alba al tramonto, sedute su uno sgabello, "tupeddu", e con il coltello, "sa leppa", preparavano "sas corrias", lacci di asfodelo che si intrecciavano ottenendo i famosi recipienti usati per contenere gli alimenti più disparati (farina, legumi, dolci), "sas corbes, corbulas e canisteddos", a seconda delle dimensioni.
Dopo di che si vendevano tramite ambulante che vendeva la merce in giro per i paesi, oppure le donne stesse che con i familiari le vendevano nelle sagre paesane.
Il frutto de "s'iscrarionzu" rappresentava, soprattutto nel dopoguerra, una fonte di sostentamento per la famiglia. Io ho questo ricordo dell'infanzia, "amentos de pitzinnia", in primavera, con mio padre ...
...
S'Iscrarìa
Amentos de cando fui in pitzinnìa
Noch'andabamus cun babbu, a s'impuddile,
Peri sos sartos a brincos in beranile,
Bessidos prestu a cuberare s'iscraria
Dae sos montes c'arribavat su bentu
Semper carrigu de nuscos e fritulanu.
Mentras si che pesabat dae manzanu
Su sole rie rie e totu cuntentu.
Bolàbana subra sas matas puzoneddos
In sas baddes paschìana cabras e erbeghes
E nois puru cuntentos amaniande sos muntones
De iscraria, pro fagher corbes e canisteddos;
Apustis chi nonna nd'iscrariabat a dosìnas
Las bendiabamus cun babbu peri sas festas.
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