BARDANERIS di tutto il mondo uniamoci: contro le angherie dei potenti, per un'equa distribuzione delle ricchezze

Nome: Su Bardaneri
vengo da Mas-Oneh Bran'hu (antico villaggio del Src-dan) luogo di transito degli Shardana, se capiti da me potrai perderti, in questo non-luogo.
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da wikipedia .......
La Festa dei lavoratori, detta anche Festa del lavoro, è una festività celebrata il 1° maggio di ogni anno che intende ricordare l'impegno del movimento sindacale ed i traguardi raggiunti in campo economico e sociale dai lavoratori. La festa del lavoro è riconosciuta in molte nazioni del mondo ma non in tutte.In Italia la festività fu soppressa durante il ventennio fascista - che preferì festeggiare una autarchica Festa del lavoro italiano il 21 aprile in coincidenza con il Natale di Roma - ma fu ripristinata subito dopo la fine del conflitto mondiale, nel 1945.Nel 1947 la ricorrenza venne funestata a Portella della Ginestra (PA) quando la banda di Salvatore Giuliano sparò su un corteo di circa duemila lavoratori in festa, uccidendone undici e ferendone una cinquantina.
sempre per il 1° maggio 2008
a Norbello (OR): "Sa mesa de su primu maju" (Il Tavolo del Primo Maggio)
Conferenza e dibattito al mattino sull'America latina e al pomeriggio sull'agricoltura in Sardegna; concerto su due palchi a partire dalle ore 16. La manifestazione si svolgerà presso il parco Sant'Ignazio.
Si esibiranno i seguenti gruppi:
Stormy six
Mexcia
Primo chef del cosmo - Doctor Dror
Frog and the pipes - Jahoub - Aria Bascia
Ruja Karrera - Tenore Luvulesu

Bene diceva in versi Remundu Piras, uno dei massimi poeti sardi di tutti i tempi: “Abbi sempre presente la tua lingua” (Semper sa limba tua apas presente).
Senza grande dispendio di energia copiaincollo quanto scritto nel sito della Regione Sardegna su “Sa die de sa Sardigna” (la giornata dedicata alla Sardegna – la nostra festa “Nazionale”), dedicata, quest’anno, alla Lingua Sarda.
Sa Die de Sa Sardigna nel segno della lingua sarda
Sarà dedicata alla lingua sarda, espressione fondamentale e imprescindibile dell'identità del popolo sardo, l'edizione 2008 di Sa Die de Sa Sardigna, da celebrarsi in tutta l'Isola il 28 aprile.
In piena sintonia con l'Assemblea generale delle Nazioni Unite, che ha proclamato il 2008 Anno Internazionale delle Lingue (sottolineando così l'importanza strategica delle lingue per l'umanità, in quanto rappresentano un aspetto fondamentale della diversità culturale), la Regione Sardegna prosegue nell'indirizzo di costruzione e valorizzazione identitaria dell'isola e del popolo sardo connotato in maniera esemplare dalla sua lingua.
Tra le celebrazioni intorno al fatto storico una cerimonia in Consiglio regionale e una grande festa popolare in ciascuna delle otto province sarde.
Consulta il programma degli eventi organizzati dalla Regione Autonoma della Sardegna
Visita la sezione bilingue dedicata alla lingua sarda
Consulta la scheda su Sa die de sa Sardigna

No sias isciau
O sardu, si ses sardu e si ses bonu,
Semper sa limba tua apas presente:
No sias che isciau ubbidiente
Faeddende sa limba 'e su padronu.
Sa nassione chi peldet su donu
De sa limba iscumparit lentamente,
Massimu si che l'essit dae mente
In iscritura che in arrejonu.
Sa limba 'e babbos e de jajos nostros
No l'usades pius nemmancu in domo
Prite pobera e ruza la creides.
Si a iscola no che la jughides
Po la difunder menzus, dae como
Sezis dissardizende a fizos bostros
(Remundu Piras, su 29 de Santu Aine de su 1977)
Non essere schiavo
O sardo, se sei sardo e sei bravo,
abbi sempre presente la tua lingua:
non essere come uno schiavo ubbidiente
parlando la lingua del padrone
La Nazione che perde il dono
Della lingua scompare lentamente,
soprattutto se gli esce dalla mente
in scrittura e discussione
La lingua dei nostri padri e dei nostri nonni
Non l’usate più neanche in casa
Perché povera e rozza la credete.
Se non la portate a scuola
Per diffonderla meglio, da ora
State dissardizzando i vostri figli.
Visita Bichipedia (wikipedia in “limba”)
Se davvero pensavamo di esserci lasciati dietro il pesante fardello di quella vergogna che macchia e bolla tutto il popolo sardo, quello dei sequestri di persona a scopo di estorsione in Sardegna, beh! l'amara constatazione è che purtroppo non ci siamo riusciti.
Profondo dolore per la morte di Dina Dore.
Vigliacchi!!!
...chi sa, parli!
Fabrizio De Andrè
Hotel Supramonte
Accade a volte che le scoperte si facciano... per caso, senza alcuna scientificità. Per cui il novantenne archeologo Giovanni Lilliu , a cui si deve la scoperta e lo scavo, quasi per caso, della reggia nuragica di Barumini "Su nuraxi", potrebbe, diciamo, essere in notevole disaccordo, insomma storcere il naso, di fronte a "scoperte" che per certi versi potrebbero riaprire scenari conoscitivi inconsueti. Anche perché con la Classificazione cronologica che ne fece, per cui i primi nuraghes iniziarono ad essere costruiti in un'epoca situata quasi certamente nella parte iniziale del II millennio a.C.. e di alcuni si è effettuata una datazione alquanto probabile di un periodo intorno al 1800 a.C., darebbe poche chances a chi invece li vorrebbe spostati nel tempo di diveersi secoli prima, giusto per far quadrare teorie "altre" con un piglio meno scientifico.
Sto parlando di coloro che anziché utilizzare gli schemi classici di approccio allo studio delle nostre origini, ad esempio all'archeologia, partendo magari dallo studio delle stratificazioni, adottano diversi strumenti o "discipline" conoscitive come l'archeoastronomia, così come fa Mauro Zedda archeologo in erba ma che nello specifico conduce studi di archeoastronomia applicata all'orientamento di alcuni noti monumenti del periodo nuragico, facendo (ovviamente col beneficio del dubbio) scoperte interessanti.
Altri, invece, scrivono teorie e scenari storici quasi mitologici, come fa Leonardo Melis che con la sua teoria sugli Shardana, chiamati anche "i popoli del mare" li fa provenire da Ur nel 2000 a.C. circa, dopo il decadimento dell'impero accadico, indicando in loro i costruttori dei nuraghi. E che arriva persino a ritenere che "le antiche città sarde della costa non sarebbero state fondate nell'VIII, IX secolo a.C. dai Fenici (come finora si era creduto), ma dai Popoli del Mare (i Shardana e i Thursa) nel XIII secolo se non nel XIV sec. a.C. Perché, sostiene Melis nel suo "SHARDANA I POPOLI DEL MARE", il fenomeno che sommerse le antiche città avvenne nel 1150 a.C., come provato da studi effettuati sulla Costa Sarda e su quella Nord-Africana. Un innalzamento improvviso del Mediterraneo (2-3 metri), dovuto forse a una deglaciazione o un Diluvio del genere di quello Biblico, ma circoscritto al Mediterraneo."
Giovanni Ugas, archeologo dell'Università di Cagliari, invece, opera una rilettura critica dell'intera civiltà nuragica con la sua opera "L'alba dei nuraghi", dando nuovi spunti sulle origini della civiltà nuragica e sui suoi rapporti con le civiltà coeve del mediterraneo. Interessante l'intervista rilasciata a Sardiniapoint
Un'ultima curiosità, a proposito di riletture dei reperti archeologici ce la offre sempre Leonardo Melis che ne "Il calendario nuragico" spiega a cosa serviva la "pintadera", per intenderci il logo che si è dato il Banco di Sardegna. Pensate che a quanto ne sapevo era la forma che serviva per decorare il pane. Mah! invece...secondo il Melis sarebbe IL calendario “Nuragico”, <<......scoperta fatta in contemporanea con un altro studioso che già aveva decodificato l’”Abaco” degli Inca e il loro sistema di calcolo. Chiameremo convenzionalmente il nostro calendario “Nuragico”, anche se vedremo che fu usato parallelamente da altri popoli aventi la stessa origine del popolo che allora abitava la Sardinia. Fra tutti: i Celti, col cui calendario abbiamo trovato incredibili somiglianze. Soprattutto col calendario festivo annuale. ARRODAS DE TEMPUS l’appellativo usato da Nicola De Pasquale, questo il nome dello studioso col quale siamo in contatto da alcuni mesi e che ha il merito della "decodificazione". Noi abbiamo curato la parte storica.
Nelle immagini che seguono vediamo una “Pintadera” sviluppata da De pasquale… a seguire la “Pietra di Nurdole”, in cui abbiamo ravvisato il calendario delle feste agricole e pastorali rapportate alla Luna e al Sole. Quest’ultimo schema o “ruota” corrisponde, come del resto corrispondono le festività, al calendario dei Celti raffigurato in basso a destra con segnate le feste. Le feste lunari, più importanti, formano la “croce” e quelle solari formano la “X”.>>

Non nego che queste cose mi affascinano, anche perchè mi fa piacere sapere da dove vengo, anzi da dove veniano, noi Shardana.
Giusto a seguire un altro post sul banditismo, o sulla cultura di esso, visto sotto l'occhio della macchina da presa. Se siete apassionati di cinema il sito della Regione La Sardegna nel cinema (in collaborazione con la Cineteca sarda) è piuttosto ricco di spunti sulla cultura cinefila sarda a partire dal filone cosiddetto "Deleddiano" fino a quello tipicamente "banditesco" di cui"Banditi a Orgosolo" del 1961 di Vittorio De Seta è, probabilmente, il più noto.Nel sito si legge che ...
"L'idea del film, definito "il film della rinascita sarda nel cinema", venne a De Seta nel 1958 ad Orgosolo, dove si era recato per girare due cortometraggi: Pastori a Orgosolo e Un giorno in Barbagia. Tornato nell'isola alla fine del 1959, il giovane regista siciliano compì un approfondito sopralluogo, partecipando ad una transumanza di pastori e vivendo con loro nel Supramonte. Inizialmente indeciso se scegliere per il suo film una vicenda "interna" al mondo orgolese o un'altra che mostrasse questo mondo nei suoi rapporti, o non-rapporti, con lo Stato, finì con lo scegliere la seconda strada. Lo spunto per il soggetto venne al regista da quello che si può definire un "leitmotiv" della cronaca giudiziaria orgolese dell'epoca: generalmente, quando si verificava un reato grave, un omicidio, una rapina, o un sequestro di persona, le forze dell'ordine fermavano dei pastori o dei contadini che si trovavano nelle vicinanze. I fermati venivano sospettati di essere gli autori materiali del reato o di "aver visto" e di essere in grado di fornire informazioni. Le conseguenze erano comunque drammatiche, soprattutto nel caso dei pastori che, dopo la prolungata carcerazione, una volta tornati in libertà, constatavano gravi danni economici, come la perdita completa o parziale del proprio gregge. Temendo queste conseguenze, non volendo essere fermati, gli orgolesi si davano dunque frequentemente alla latitanza."


Quindi sempre di banditi si tratta, quelli in salsa cinematografica.
Per chi, e spero siano in tanti, ama leggere, ma possono coincidere anche con i cinefili, c'è una vasta letteratura in merito. A partire da chi, nell'ottica dicotomica del guardia-ladri, come Giovanni Francesco Ricci racconta nel suo libro"banditi", del fenomeno dalla parte, si direbbe, della legge nei territori galluresi.

A seguire con Piero Loi in "Bardane e sequestri" (ma guarda un po!), talanese ogliastrino d.o.c., che facendo un lavoro certosino di lettura degli articoli del giornale "L'Unione sarda" dalla fine dell'800 ai giorni nostri, opera un taglio più sociologico, per cui, piluccando in rete si legge che, riguardo a questo ottimo lavoro (ma nel copiancolla non me ricordo da ndo l'ho preso) "....Le annate meglio esplorate sono il 1894, con in primo piano la bardana di Tortolì e il sequestro dei francesi Pral e Paty, il 1933 con il sequestro di Maria Molotzu e infine il 1979-82 con il sequestro Schild e la sua propaggine nel processo alla Superanonima. Il proposito dell'autore di sottrarsi al riduzionismo criminologico fa sì che anche studiando singoli fatti, accaduti in uno spazio locale e periferico, sullo sfondo emergano la complessità dei problemi della società sarda e contemporaneamente il limite di alcuni dibattiti fino ai giorni nostri." E nel sito della casa editrice CUEC in proposito si legge "I fatti presi in considerazione vengonovanalizzati attraverso i discorsi pubblici,che, da oltre un secolo, chiamano invcausa le zone interne dell’isola e ilpastoralismo a dare conto dei limitidella modernità in Sardegna". Il libro merita veramente!!!!
La lista dei libri sulla materia è lunga. Per cui non si può dimenticare Antonio Pigliaru che sul suo “Banditismo in Sardegna”, ha contribuito a farci conoscere i problemi della criminalità sarda e barbaricina in particolare. Nel post precedente c'è un assaggio di come scriveva, dal momento che è morto prima di compiere i quarantasette anni, nel 1969.
Nel panorama "banditesco" sardo c'è infine posto anche per le figure femminili come "Mariantonia Serra-Sanna "Sa Reìna""... ma di questo e altre storie e figure leggerete in "Banditi di Sardegna" di Franco Fresi .
Mi sa che il materiale da leggere e vedere per ora basta.
Buona lettura, buona visione.
p.s.:grazie di cuore a Perla che di tanto in tanto mi segue in questi percorsi, clicca nel suo post del "banditismo" sulla ... Calabria
Come ho sottolineato nel post"I fuochi di Sant'Antonio" il 16 gennaio segna in Sardegna l'inizio del Carnevale tradizionale, chiamato nelle varie parlate "carrasecare" in nuorese (credo voglia dire "faccia da tagliare", traslato mascherarsi), "Carrasciali" in gallurese, "Carnovali" in campidanese, e via dicendo.
Ho peregrinato un po in rete recuperando diversi link sul carnevale che è entrato ormai nel vivo, se vi va cliccateci sopra. Gli anni scorsi ho dedicato spazio al carnevale di Mamoiada, ma tutti meritano per le varie specificità.
Ho ricevuto la richiesta del blog di Sinnai per dare risalto al carnevale di Sinnai (comune della cintura di Cagliari) con tanto di filmato in You tube e programma it.youtube.com/watch

COMUNE DI SINNAI - ASSESSORATO AL TURISMO;
ASSESSORATO ALLO SPETTACOLO; ASSESSORATO ALLA CULTURA
propongono IS CERBUS col seguente
PROGRAMMA
10 FEBBRAIO 2008
ore 16:00 uscita de Is Cerbus per le Vie del Paese
ore 17.30 esibizione de Is Cerbixeddus presso piazza Sant'Isidoro
ore 18:00 arrivo in Piazza Sant'Isidoro de Is Cerbus - Sa cassa Manna
dalle ore 18:30 degustazione gratuita di zeppole e malvasia con musica etnica (launeddas e fisarmonica) e balli sardi in piazza.
Per tutta la giornata nella piazza S.Isidoro sarà possibile visitare esposizioni artigianali tipiche sinnaesi, cestini, manufatti e dolci.
Buon divertimento.

Gennàrgiu sicu, messayu arricu;
Gennàrgiu sciustu, messayu arrutu.
Gennaio secco, contadino ricco;
Gennaio piovoso, contadino in disgrazia.
Proverbi sardi, ovvero "dìcius", pillole di saggezza popolare che r-esistono nel tempo globalizzato. Per ogni occasione: unu dìciu.
A voi la scelta. Se ne avete qualcuno nel vostro idioma (sardo, calabrese, siciliano, piemontese, ecc. ecc)... ditelo in commento
Grazie amigos blogheris
Per chi vuole dare una lettura al libro, non deve fare altro che ... scaricarlo
"Proverbi Sardi" a cura di Giulio Angioni (in pdf)
Ci sono anche i blog, praticamente all'uopo...
spotmaker blog
lingua sarda blog
...chentu berrittas
e... siti da visitare
wikiquote
ichnusa.net
sardegnattiva
trexentanet
mondosardegna
fontesarda
proloco Mogoro
...ma anche proverbi dalle varie regioni
thanatos
buon divertimento
Foghidoni, fogonni, tuva, foghilloni,...questi uno dei tanti nomi al falò che si accende (ma possono anche essere di diverso numero) al vespro del 16 gennaio, in moltissimi paesi della Sardegna in onore di Sant'Antonio Abate con riti, usanze, cibarie varie e diversificate a seconda della zona geografica. Lo spettacolo è assicurato, anche se qualche ambientalista non lo vedrà di buon occhio per il fatto che molti alberi vengono bruciati, ma li rassicuro poichè, avendo partecipato per diversi anni alla raccolta della legna, in genere si tagliano alberi secchi o abbattuti da un fulmine, raramente alberi in salute.
La notte del 16 gennaio è illuminata da grandi fuochi, la speranza è che non piova.
Il 16 gennaio segna inoltre l'inizio del Carnevale tradizionale: le maschere fanno la loro prima comparsa, sopratutto in paesi come Mamoiada con i ben noti mamuthones; intorno ai fuochi si cantano i classici trallalleru ma anche goggius, per chi ha una visione più tradizionale, e si balla, non disdegnando di assaggiare di tanto in tanto i dolci tipici dell'occasione bagnati da un buon bicchiere di vino, tutto fino alle prime luci dell'alba, ovviamente per i più resistenti. Qualcuno, certo, ne uscirà alticcio, per non dire ubriaco.
Poco importa, come dicevano i latini, semel in anno licet insanire...

per ulteriori informazioni su origini, luoghi di festa, dolci ecc...
cliccate su sardiniapoint
ma se guardate in rete c'è tanto sull'argomento...
magari anche sul mio blog che più o meno ricalca questo post, con in più la ricetta de su pani 'e saba

Salterella salterella, clicca qui e clicca dilà, ho beccato un bel po di libri della sterminata letteratura sarda in pdf.
Cliccare per credere nella pagina Sardegnacultura il link biblioteca sarda (dell'assessorato dei BENI CULTURALI DELLA SARDEGNA)
I libri tranquillamente e velocemente scaricabili vanno da Abate Francesco a Zizi Bachisio
in particolare uno fra i miei autori preferiti Sergio Atzeni
- Il quinto passo è l'addio
-Passavamo sulla terra leggeri
- I sogni della città bianca
- Racconti con colonna sonora
- Due colori esistono al mondo. Il verde è il secondo
Inoltre, visto che ultimamente ne ho parlato in alcuni post, un interessante libro sul banditismo
"Banditi a orgosolo"
per gli amanti della LIngua sarda il primo studio organico (udite udite) del tedesco Wagner
"La lingua sarda" di Max Leopold Wagner (del 1950)
Per chi come me è anche amante della poesia in limba...il mitico e sempre attuale "Peppinu Mereu" - Poesie complete - a cura di Giancarlo Porcu
traduzione di Giovanni Dettori, Marcello Fois,Alberto Masala
Nella sezione "Dizionari" si trovano interessanti ed utili vocabolari di
Luigi Farina, Giovanni Mura e il Dizionario di Porru Vincenzo Raimondo
e inoltre Grande Enciclopedia della Sardegna in dieci volumi, scaricabili sempre in pdf...
ora scusate se con i miei amici...d'altri tempi...mi canto alcune poesie
Fortza Paris e.......
Buona lettura!
Se vogliamo fare un giro poetico sul come veniva visto il "bandito" fra i vari poeti sardi non sfugge il taglio nostalgico di Sebastiano Satta in "Vespro di Natale", poeta in lingua italiana, il quale descrive i banditi sardi, nei giorni di Natale, mentre pensano alla loro casa e agli affetti lasciati per "intraprendere" la vita del bandito.
Vespro di Natale
Incappucciati, foschi, a passo lento,
tre banditi ascendevano la strada
deserta e grigia, tra la selva rada
dei sughereti, sotto il ciel d’argento.
Non rumore di mandre o voci, il vento
agitava per l’algida contrada.
Vasto silenzio. In fondo, Monte Spada
ridea bianco nel vespro sonnolento.
O vespro di Natale! Dentro il core
ai banditi piangea la nostalgia
di te, pur senza udirne le campane:
e mesti eran, pensando al buon odore
del porchetto e del vino, e dell’allegria
del ceppo, nelle lor case lontane.
Piglio più deciso e concreto lo dà, invece, Antioco Casula noto "Montanaru" quando descrive i "bardaneris" (i grassatori), in modo più crudo e concreto in "Andende a bardanare"; a leggerlo in limba sarda pare di vedere dei dipinti, magari quelli di Carmelo Floris, che di paesaggi e volti della Sardegna centrale se ne intendeva. Ho anche pensato di fare la traduzione in italiano ma, aimeh!, credetemi perderebbe certamente il suo significato più autentico. A questi versi di Montanaru ci sono affezionato, non fosse altro perchè fu uno dei miei primi post (nel blog di tiscali). Ma anche perchè mio padre, di tanto in tanto, mi recitava una delle sue poesie compresa questa.
... vabbè provo a tradurre l'ultima strofa...
"Tottus chimbe che una marrania.
E s’avviein lestros, ben’armados
In mesu a su entu forte, a s’istrazzìa,
Che una truma d’iscominigados."
"Tutt'e cinque come dei marrani.
s'avviano lesti, ben armati
in mezzo al forte vento, alla pioggia battente,
come una torma di scomunicati"
(per la biografia clicca qui)
...(oppure, se vuoi leggerlo in limba clicca qui)
Andende a bardanare
«Sa notte amigos mios est iscura
Che i su trumentu; passat furiosu
Su entu e sighit s’aba a istrasura.
Su procalzu est bezzu e sonnigosu
E in cust’ora dromidu est che procu.
E no intendet nè dannu, nè gosu,
Non solu de intendere unu tzocu,
Pro chi sas arulas siene serente
A su cuile ’e Bau ’e Su Trocu.
Leade sos fusiles lestramente
E andemus a fagher sa bardana!».
Gai neid’in tonu prepotente,
Mimia Monni cun bogh’e campana
In su cuile ’e s’Abile a sos pagos
Amigos chi su notte acuilàna
Che a mazzone subra sos serragos.
Bi fit Bobore Crispu, unu giovanu
De vint’un’annu chi leiat sos tragos
E los frundiat che fustes lontanu,
E in sos attaccos lestru e attrividu.
Bi fit Franziscu Mannu e Bustianu,
Pili Murtinu e Bobore Bandinu,
Tres omines ch’in tottu fid’insoro,
Mai biu, nè mortu hana timidu
In tottu Nuoresu e Logudoro
«Avanti o coragiosa cumpagnia!»
Narein a una oghe a unu coro,
Tottus chimbe che una marrania.
E s’avviein lestros, ben’armados
In mesu a su entu forte, a s’istrazzìa,
Che una truma d’iscominigados.
per le poesie di Montanaru "Ichnussa" mi sembra il sito più completo!
Cliccare per credere
E' tornato da un lungo viaggio. Nessuno sa, ne mai ha saputo, da dove. Lui, oggi è di nuovo qui, fra la sua gente.
Lo ricordano tutti come era da bambino, un monello che faceva disperare tutti, un vispo bambino con i riccioli, morettino con gli occhi grandi. Non era infrequente vederlo sparpagliare le pecore dal gregge in ogni dove con fischi e urla beffarde, percuotere con un ramo di asfodelo (un'ala de iscraria) le galline di Tziu Pissente, o ancora slegare il filo teso con i panni ad asciugare (sa sàrtia) in giornate particolarmente ventose.
Un vero spirito libero, un ribelle nato.
Nonostante tutto era un bravo bambino, anche così discolo era simpatico a tutti (mancari fèsset unu pistricu). Aiutava in casa, nelle varie faccende (fainas de domo), ma sopratutto aiutava il padre, fabbro da generazioni (mastru ferreri). Ma lui, già da piccolo, non aveva la passione per questo lavoro, vedeva solo pecore e verdi pascoli. La fuliggine della bottega lo intristiva. Amava gli spazi aperti e l'aria pura. Con il maestrale in faccia che ti porta i profumi e le fragranze della campagna. Lui un pastore nato.
Appena imparati i rudimenti della lettura iniziò a pascolare le pecore dello zio; tutte le volte che gli avanzavano spazi di tempo leggeva poesie, modas, sonetos, dei poeti più importanti, mandando a memoria centinaia di versi in limba. Anche lui si cimentava a comporre versi.
Da ragazzo, poi, era un ottimo cavaliere, domava i cavalli, li montava, correva nei pali delle feste patronali del circondario, e sembrava quasi li dominasse con lo sguardo, persino i più selvatici con lui erano tranquilli. Questi in sintesi gli anni della sua prima giovinezza. Poi lasciò il paese, in cerca di non si sa bene che cosa.
Più tardi, le cronache del tempo lo videro implicato in fatti delittuosi. Frequentava un gruppo di "balentes" che non sopportavano le angherie dei ricchi possidenti. Nobili di discendenze straniere (istranzos benidos dae su mare) dediti ad ammassare fortune alle spalle dei poveri senza terra, sfruttando la forza lavoro dei braccianti che invece avevano, come unica ricchezza, i figli ed una misera casa.
Lui e i suoi "cumpanzos" non sopportavano l'idea di starsene accovacciati a casa nella cenere del focolare (in su chinisu), magari dopo una giornata di duro lavoro senza alcuna prospettiva futura di avere una esistenza più dignitosa. Loro che avevano i segni di un popolo che per secoli veniva sfruttato dal conquistatore di turno. Frequentava, dunque, un gruppo di "bardaneris" rispettosi di norme e tradizioni del loro popolo, con una morale ferrea. Di volta in volta razziavano il bestiame e le fortune di questi signori. In queste scorrerie qualcuno di loro poteva essere ammazzato o arrestato. Ma l'avevano messo in conto. Lui la faceva franca sempre. Per poi ricominciare un'altra grassazione.
Col tempo divenne uno dei più ricercati. Per anni nessuno riuscì, tuttavia, a scoprire dove si rifugiava. Ne le grosse taglie furono di stimolo alla delazione. Anzi spesso gli davano rifugio quelli che sostenevano le loro ragioni, con la motivazione che l'autorità tutela solo i ricchi e i potenti, chi ha le spalle coperte secondo l'antico proverbio di "Chie tenet santos in corte no morit de malasorte" (chi ha santi in paradiso non muore di sventura). Tutto quello che si conosce di lui è che scomparve. Decimato e quasi annullato il gruppo di "bardaneris", che aveva segnato decine di "esropri", si trovava spesso solo. Braccato da tutti, per via delle sue idee che potevano essere contagiose.
Negli anni furono persino installati nuovi avamposti di militari contro quello che definivano il brigantaggio, e nella forma particolare il banditismo. Di lui, però, nessuna traccia. Qualcuno, in punto di morte disse che aveva preso la via del mare, verso altre terre, oltre il grande mare tondo.
Oggi è tornato. Una carretta del mare lo ha riportato nella sua terra. In mezzo a tanti altri disperati. Con gli anni ha imparato i diversi idiomi, non gli è stato difficile perché ce l'ha nel sangue, la sua gente per millenni si è spostata nei diversi punti cardinali, lui discendente dei popoli del mare li capisce e sa che la loro vita e il loro destino non è diverso dal proprio. Senza documenti le autorità lo hanno subito preso, insieme ai tanti. Li avevano già avvistati prima dell'arrivo. Anche lui immediatamente accompagnato in un Centro di Permanenza Temporanea in mezzo ad una moltitudine plurilingue di diseredati. Fra gli insulti, che capiva benissimo, e gli spintoni. Magro, stanco, stempiato, la barba lunga, gli abiti lisi, ormai non era più riconoscibile.
Lui, lo spirito ribelle, ha cercato la fuga. Inseguito dalle forze dell'ordine (sa zustìssia), con i cani, armata fino ai denti; non si sa bene come, saltando l'alto muro di cinta percorso da vetri e punte di ferro, per fatalità, ha battuto la testa contro una roccia, lasciandolo ormai privo di vita. Lui che aveva affrontato a testa alta le bardane, con sprezzo del pericolo e lo sguardo fiero, che aveva schivato le fucilate persino delle temute Compagnie dei Barrancelli. Giaceva a terra privo di vita. Un passante, ormai vecchio, lo riconosce.
Ora la madre lo tiene fra le ginocchia. Intorno le vecchie del paese, le vicine di casa vestite a lutto (sas tzias de bichinadu chintas de nigheddu). Lo piangono e lo cantano, con un modo antico, ancestrale, di piangere i propri morti. "S'attitu" o "attitidu", il pianto funebre riservato alle donne. Non era più accaduto. Se n'era persa la tradizione. Loro, le custodi di questa usanza ormai persa ed inghiottita nei meandri della "civiltà". Le parole cantate hanno lo stesso ritmo e la stessa metrica della ninnananna, una metrica in quartine, alla fine di ogni quartina, aggiungono l'intercalare: Ohi! coro de s'anima mia! (Ohi! cuore dell'anima mia!). Le movenze assomigliano all'allattamento, nel tentativo quasi magico di ridargli vita. Lo cantano e lo piangono. Come un condottiero di altri tempi, Principe del Bosco, entrato nella leggenda.
"Su pitzinneddu est torradu a domo sua"
Il bambino è tornato a casa sua.
Per non ripartire più.
"La Madre dell'ucciso"
Quest'opera fu realizzata nel 1907 dal grande scultore sardo Francesco Ciusa ad appena vent'anni ed esposta alla Biennale di Venezia.
I Nomadi non sono stati i primi a parlare di miniere, ci avevano già pensato i New Trolls col brano "Una Miniera" con un bellissimo pezzo in perfetto stile beat ma anche questo testo cantato dai Nomadi, scritto nel 1976 da Maurizio Bettelli, "Naracauli" mi è molto caro, parla di miniere di luoghi magici immersi nel verde e in una archeologia industriale del Sulcis, dove il popolo sardo ha dato il proprio sudore, le proprie sofferenze, la propria vita, le proprie emozioni.. per un tozzo di pane.
Ma di questo, forse ne parlerò a presto.
Se interessa l'argomento
... interessantissimo l'album fotografico del sito qui
Naracauli
(I Nomadi)
Pagas lughes in pagas domos
cando benit su merie
sa minera no traballat prus
e s'arena brùsiat su mare
e comente est biaitu su mare tuo
e cumente est istraca sa boghe.
un arràbiu brusiat sos padentes e apustis
s'imbriagat in tzilleri
cantos antigos e sacros filan
sa lana in carrela a merie
o in sos meries de istade
pranghen sos gatos e sos isteddos.
Dromit su tazu ma su pastore nono
no issu no podet cumprendere
l'an tzapau su triballu a l'ischis
e como sa gana in sos montes
issu mere de montes
issu presoneri de montes.
Ma una nave est arribada
custu notte eya pro no si fagher bider
e sos negossios sunis prenos belle
de cosas chi no as a impreare mai, mai, mai e apustis mai no as aer pensadu
chi gai t'ana trampau.
e comente est biaitu su mare tuo
e cumente est istraca sa boghe.
Naracauli
(I Nomadi)
Poche luci nelle poche case
quando si fa sera
la miniera non lavora più
e la sabbia brucia il mare
e come è blu il tuo mare
e com'è stanca la voce.
Una rabbia brucia i boschi e poi
si ubriaca all'osteria
canti antichi e sacri filano
la lana in strada di sera
o nelle sere d'estate
piangono i gatti e le stelle.
Dorme il gregge ma il pastore no
no lui non riesce a capire
gli han portato via il lavoro sai
e adesso la fame sui monti
lui padrone dei monti
lui prigioniero dei monti.
Ma una nave è approdata
stanotte si per non farsi vedere
e i negozi sono pieni già
di cose che non userai mai, mai, mai e poi mai non avresti pensato
che così t'hanno fregato.
E come è blu il tuo mare
e com'è stanca la voce
ringrazio anticipatamente Maurizio Bettelli per questo bellissimo testo, da parte mia solo la traduzione in sardo...per completezza di informazione...recentemente Soru avrebbe messo in vendita la zona di Ingurtosu, Naracauli e Piscinas per la realizzazione di un golf. C'è un dibattito aperto in rete credo in questo blog: pigiotto

Elettori "dai campi e dalle officine" (le poche che resistono) si sono recati per dire la propria sullo stato di salute della politica. Astensionisti in aumento, proliferare di liste civiche (alcune di chiaro orientamento, spesso mimetizzate per coprire lobbies locali), programmi fumosi ad arte, programmi copiaincollati, candidati in cerca di gettoni di presenza o visibilità, segretari di partito in vena di alchimie che mandano in avanscoperta gli altri, vanagloriosi in cerca di riscatto, campanilisti in berritta e belludu, quote rosa da inserire, scontenti del Soru pensiero, contenti del Soru pensiero, pionieri nel nuovo che avanza, conservatori del vecchio che non muore, promittenti di cose che non potranno mantenere, associazionisti all'arrembaggio, bacciapile nostalgici nel pensiero neoguelfo, candidati a sindaco al secondo mandato, candidati a vicesindaco perché sindaci da due mandati, giovani all'attacco, vecchi all'attacco, meno giovani all'attacco, trombati delle vecchie tornate elettorali, trombati manovratori dietro i trombati del passato, candidati per ripicca, candidati che rispondono a logiche parentali, candidati che sono fuori dalle dinamiche politiche come paracarri, candidati che non comprendono la differenza fra delibera e ordinanza, e chipiùnehapiùnemetta, non sono stati in grado di darmi uno sprazzo di luce per una strada percorribile. Risultato non mi hanno convinto, nessuno mi ha convinto. Ho tracciato con la matita copiativa quel segno obliquo lungo la diagonale della scheda...accontentando tutti i contendenti. Ai posteri l'ardua sentenza.
Elezioni Comunali del 27 maggio 2007 - Risultati Regione SARDEGNA

Cari amici blogheris, spesso mi avete chiesto dei link o vocabolari sulla lingua sarda, fruga fruga, toh! scopro proprio nel sito della regione Sardegna una ricca pagina, e tante sottopagine, sulla lingua e cultura sarda, sottovarietà comprese, vi invito a darci uno sguardo, merita!

.......dimenticavo cliccate nel link evidenziato sotto in rosso, ... il sardo parlato con fumetti e varietà linguistiche.
buon divertimento.
Su sardu gioghende
- Giocare per imparare il sardo
"Su sardu gioghende" è uno strumento multimediale che consente ai bambini di avvicinarsi alla lingua sarda divertendosi e sperimentando il gioco. Lo ha realizzato l’editore Francesco Cheratzu della Condaghes di Cagliari con la supervisione scientifica e didattica della studiosa Maria Teresa Pinna Catte. Un libro elettronico pensato per invogliare i bambini delle scuole elementari, soprattutto quelli tra i sette e i dieci anni, a parlare in sardo.
Impara il sardo giocando - Su sardu gioghende
(...)

saludos e gosàdebos bene!
Per fortuna che ho l'abitudine di andare ramingo nei meandri internetiani, sennò mi sarebbe sfuggita questa occasione di vedere immortalati i soggetti che animano ogni anno le strade (sas carrelas) di Gavoi (Nu) durante il carnevale (carrasecare). Tant'è che ho scovato un articolo su "Sardegnaoggi" che da notizia di una mostra fotografica dello sloveno Koritnik. Fino a Pasqua è fruibile e godibile. Spero di poterci andare.
Per gli amanti del libro a Gavoi questo scorso anno si è svolto nel mese di Luglio 2006 il III° Festival internazionale della Letteratura, ma credo che visto il successo quest'anno ci sarà la IV edizione.
"Tumbarinos: a Gavoi la mostra fotografica di Žiga Koritnik
(copiaincollato da Sardegnaoggi) Si inaugura domani, venerdì 30 marzo, a Gavoi la mostra che il fotografo sloveno Žiga Koritnik ha voluto dedicare allo spettacolare carnevale del centro barbaricino e ai suoi protagonisti, i Tumbarinos. In Sardegna il fotografo è stato invitato per diversi anni a 'Musica sulle Bocche', il festival jazz di Santa Teresa Gallura diretto da Enzo Favata, dove Koritnik ha potuto incontrare e scoprire i Tumbarinos di Gavoi. Da qui parte il suo desiderio di conoscere più da vicino il Carnevale del centro barbaricino, caratterizzato dai tamburi che risuonano a centinaia per le vie del paese. Koritnik ritorna dunque in Sardegna, nel febbraio 2006 e 2007, questa volta ospite a Gavoi dei Tumbarinos di Piergavino Sedda, e conduce la sua indagine fotografica i cui risultati vengono ora esposti al pubblico. Una documentazione che avvicina i due mondi della fotografia di spettacolo, da una parte, e dell'indagine antropologica, dall'altra. Tra gli scatti, per la maggior parte realizzati a Gavoi, anche alcune immagini dei carnevali di Ovodda, Orani, Mamoiada. La mostra, promossa dall'Associazione Tumbarinos, con il patrocinio del Comune di Gavoi, del consorzio Bim Taloro e della Fondazione Banco di Sardegna, è ospitata a Casa Lai in Piazza San Gavino a Gavoi e resterà aperta fino all'8 aprile (orari 11.00 -13.00 e 17.00 – 20.00)."
...naturalmente per chi ama suoni ancestrali della Barbagia non può che farsi un giretto nel sito dedicato a sos tumbarinos di Gavoi, ampiamente corredato di fotografie, storia e suoni. Visto che c'ero ho piluccato qua e la e mi sono scaricato anche un po di musica in mp3 del ballo di Gavoi.

...merita!
Michelangelo "Mialinu" Pira, (Bitti, 1928 - Capitana di Quartu Sant'Elena, 1980), illustre antropologo, scrittore e uomo politico, fu uno dei primi e piú impegnati studiosi della lingua sarda e dei suoi problemi. É l'autore de "La rivolta dell'oggetto", il primo ampio inventario dei problemi in Sardegna al momento della presunta transizione dalla civiltá agropastorale alla moderna civiltá dei consumi e una presa di posizione sull'identitá del popolo sardo.
"Suggestionato dalle teorie di Pigliaru e di Gramsci articolò il proprio pensiero sui temi della lingua e della cultura. Nel 1968 sviluppò un’analisi originale dei problemi della lingua in Sardegna affrontando il tema del pericolo della morte del sardo in conseguenza del disuso. Per la terza rete televisiva della RAI curò un brillante e apprezzatissimo reportage su alcuni importanti aspetti antropologici della provincia nuorese"
per la biografia clicca quì
Scriveva in "Sos Sinnos" (i segni)
......"B'a' cosas chi pro las cumprendere bi chere' tempus e isperienzia; e cosas chi cand'un'at isperienzia non las cumprende prusu. Cosas chi pro fortuna s'irmenticana e cosas chi pro fortuna s'ammentana; e cosas chi si credene irmenticadas e chi imbezzes una die a s'improvvisu torran'a conca "........
......"Ci sono cose che per capirle serve tempo ed esperienza; e cose che quando uno ha esperienza non capisce piu'. Cose che per fortuna si dimenticano e cose che per fortuna si ricordano; e cose che si credono dimenticate e da vecchi all'improvviso ritornano alla mente".....
Una curiosità degna di nota:
Michelangelo Pira anticipa di quasi trent'anni il "villaggio informatico" di INTERNET. Nel suo racconto profetico, scritto nel 1970, immagina una rete di computer che consente all'umanità, attraverso l'elettronica, la fruibilità e lo scambio della cultura universale ma soprattutto il recupero della spontaneità di comunicazione e delle proprie radici culturali.
La bibliografia:
Sardegna tra due lingue (Cagliari, La Zattera 1968)
La rivolta dell'oggetto (Giuffrè, Milano, 1978)
Antropologia della Sardegna (Milano, Giuffrè, 1978)
Paska Devaddis, per un teatro dei sardi (Edizioni della Torre, 1981)
Sos Sinnos (Edizioni della Torre, 1983)
Pustis su camminare (1995)
Isalle (AM&D Edizioni, 1996)
Il Villaggio elettronico (1997)
Spring Flag 2006
Dall’8 al 24 maggio si stanno svolgendo nella nostra isola due operazioni congiunte: l’Aeronautica Militare organizza la sua esercitazione annuale più importante, la “Spring Flag 2006”, a cui partecipano anche l’Esercito Italiano, la Marina Militare, nonché forze Nato, francesi, inglesi, olandesi, belga e israeliane; mentre l’E.A.G (European Air Group, composto da Francia, Gran Bretagna, Belgio, Olanda, Germania, Italia e Spagna) svolge l’operazione “Volcanex 06”. Tra Alghero e Decimomannu vengono simulate attività COMAO (Operazioni aeree complesse) e C-SAR (Ricerca e soccorso in zona ostile), che fanno parte della cosidetta "Peace Support Operation ". Tra i mezzi utilizzati ci sono aerei ed elicotteri da guerra, contraeree, supporti per la guerra elettronica e per il rifornimento in volo; vengono impiegate sostanze tossiche come l’amianto (proibito da leggi italiane e europee) e la torina.
Il 20 maggio 2006 Si è organizzata, e tenuta,a Decimomannu la Manifestazione nazionale contro le esercitazioni militari dal titolo "NO ALLE PROVE DI GUERRA ". Riguardo alle motivazioni ed al percorso date uno sguardo al post di indymedia ...ma anche al sito dell'A.M., in perfetto stile Top Gun.
Sulla mia posizione in ordine alla N.A.T.O. e al gravosissimo prezzo che il popolo sardo sta pagando in termini di presenza massiccia sul suo territorio, già ho avuto modo di scriverlo e sottolinearlo in "A fora sa n.a.t.o."
Per completezza di informazione, anche se arrivo in ritardo, prima non mi è stato possibile (Il tempo è tiranno! ... meglio tardi che mai) vi copio incollo l'articolo di Walter Falgio, apparso sulle colonne di Liberazione il 21/05/2006. Ottimo articolo che fotografa l'avvenimento; ogni parola sarebbe superflua, tanto più che (ahimè) ero assente.
- Sardegna, manifestazione arcobaleno: «Via tutte le basi militari, subito»
A foras è la parola che meglio restituisce lo spirito della manifestazione di ieri a Decimomannu contro la presenza militare in Sardegna. “Fuori”, senza vie di mezzo e subito, senza aspettare ancora. Quel filo spinato altro tre metri, le garitte occhiute che nascondono canne di fucile, gli off-limits, gli alt, il rombo dei caccia che per un attimo sovrasta tutto, nulla hanno a che fare con un’isola di pace. “A foras” è anche il nome di uno dei comitati organizzatori dell’iniziativa, Consuelo Costa, giovane ricercatrice, ne fa parte: «Secondo noi il problema della militarizzazione della Sardegna va inserito in un quadro più ampio di occupazione della nostra terra. Bisogna impedire alle basi di operare attraverso l’azione di un movimento di massa».
Il corteo, composto nel momento di massima affluenza da quasi un migliaio di persone, è partito alle 11 dalla stazione di Decimomannu, paese vicino a Cagliari, ha percorso cinque chilometri sotto un sole e a una temperatura già estiva. All’una le bandiere dei manifestanti sventolavano davanti ai cancelli dell’aeroporto militare mentre era in corso l’esercitazione internazionale dell’Aeronautica, Spring Flag. Il contrasto tra i colori del popolo anti-basi e le sagome grigie delle caserme al di là della rete era stridente. Al megafono del leader di Sardigna Natzione, Bustianu Cumpostu, si sono susseguiti interventi e canti di ogni genere. Come una splendida versione antimilitarista dell’inno settecentesco contro i feudatari dalle strofe celebri e inequivocabili: Procurade ’e moderare barones sa tirania, “Cercate di moderare, baroni, la tirannia”. O come il gentile invito, rivolto ai militari, ad abbandonare la base: «Siete circondati, potete uscire, non vi faremo del male». Ma ieri l’aspetto forse più significativo dell’iniziativa è stata la rappresentanza plurale di tanti gruppi, partiti, associazioni, comitati di cittadini, organizzazioni politiche, tutti impegnati nella medesima lotta e in un unico fronte. Ben nutrita la delegazione di Irs, Indipendentzia Repubrica de Sardigna: Franciscu Sedda esprime un «totale dissenso verso la sperimentazione di armi sempre più intelligenti finalizzate alla distruzione delle persone. Lo Stato italiano non può trattare la Sardegna come un territorio vuoto, privo di cultura e di storia». Placido Cherchi, insegnante e filosofo anche lui sotto la bandiera Irs, ragiona: «Per una terra come la nostra che è fondamentalmente dell’accoglienza, che peraltro non ha mai conosciuto guerre che non fossero difensive, il ritrovarsi trasformata in piattaforma di aggressione planetaria, in roccaforte dei pentagoni occidentali, è un fatto criminosamente oltraggioso». Rifondazione è presente con il circolo Gramsci di Cagliari, con un gruppo di compagni oristanesi e con il consigliere regionale, portavoce della Tavola sarda della pace, Paolo Pisu: «Vogliamo che la Sardegna sia realmente un ponte di incontro tra l’Europa e i paesi del Mediterraneo così come indicato dal programma politico della maggioranza che attualmente governa la Regione e ci aspettiamo una posizione conseguente anche da Roma. In quest’ottica bisogna chiudere subito tutte le basi militari». Unico parlamentare presente al corteo è Mauro Bulgarelli, senatore di Insieme con l’Unione, Verdi-Comunisti: «Sottolineo la grande contraddizione esistente tra una esercitazione come la Spring Flag, che dicono sia finalizzata ad operazioni per il mantenimento della pace, e le tonnellate di bombe che durante la stessa esercitazione sono scaricate sul territorio della Sardegna». Bulgarelli riferisce che secondo l’opinione di parlamentari svedesi i giochi di guerra di Decimomannu potrebbero essere in realtà mirati a una eventuale azione contro l’Iran. La Svezia ha rinunciato a partecipare alla Spring Flag dopo aver appreso che all’ultimo momento erano state inserite nel programma anche le forze armate israeliane. La folta componente sardista sfilava anche sotto i simboli del Psd’Az, con il consigliere regionale Giuseppe Atzeri: «Se si vuole davvero la coesione tra i sardi e il resto del Paese non ci devono essere discriminazioni e nessuno deve inquinare la nostra terra. Ci auguriamo che il nuovo ministro della Difesa Arturo Parisi riapra quel dialogo sulle questioni militari portato avanti per la prima volta dall’ex presidente della Regione sardista Mario Melis». L’attenzione su ciò che deciderà di fare il ministro è alta anche da parte di Sardigna Natzione: «I sardi non accetteranno più di essere scavalcati da Roma», dice Gianfranco Sollai, «Tutti devono capire che siamo contrari a questa intollerabile occupazione». Tante le bandiere rosse di A manca pro s’Indipendentzia, da poco costituitasi in organizzazione politica: «Dobbiamo riaffermare il nostro diritto all’autodeterminazione», insiste Enrricu Madau. Mentre Mariella Cao di “Gettiamo le basi”, gruppo storico dell’antimilitarismo sardo, spiega che il problema della presenza militare rientra a pieno titolo nel discorso più generale di riaffermazione della cultura di pace, «riguarda i rapporti tra l’Italia e i popoli del Mediterraneo, c’entra con la sovranità e con la tutela dell’ambiente. E soprattutto» - continua Cao - «le basi mettono in discussione la sacrosanta tutela del diritto alla salute».
Interessante anche l'altro suo articolo del 19.05.06, preso dalla Rassegna stampa On-Line del Ministero della difesa
... SPRING FLAG: SERVIZIO DEL TG3 SARDEGNA SULL'ESERCITAZIONE in real player
Gettiamo via le basi militari dalla Sardegna.
Basta!!! con l'occupazione militare delle basi N.A.T.O.
La Sardegna al Popolo Sardo.
Intorno ai poligoni militari della Sardegna le morti per leucemia e malformazioni sono superiori alla media nazionale. Gli americani amano la politica del Not In My Back, Non Dietro Casa Mia. Però amano farlo in casa d'altri. Yankee Go Home. Bandaisindi Luegu.
Informazione ufficiale dal sito R.A.S.(Regione Autonoma della Sardegna)
Storia
Lo sviluppo delle servitù, dal dopoguerra ad oggi
La Sardegna, per la sua collocazione centrale nel Mediterraneo e le particolari caratteristiche climatiche e ambientali, ha sempre ricoperto un ruolo strategico all'interno degli equilibri politici internazionali.
A partire dagli anni '50 la NATO ha assegnato all'isola il ruolo di piattaforma addestrativa per la sua posizione periferica rispetto alla "soglia di Gorizia", punto operativo dell'apparato militare italiano. Contemporaneamente nascono le tre grandi basi addestrative di Teulada, Salto di Quirra e Decimomannu - Capo Frasca.
Nella seconda metà degli anni '60, il centro di pianificazione della NATO avvia una ricognizione degli impianti obsoleti della Marina militare nel Mediterraneo. Vengono così individuati due nuovi poli per la costruzione di depositi militari: uno nell'Isola di Santo Stefano a La Maddalena; l'altro, a Cagliari, nella Sella del Diavolo. Dal 1972, con la concessione a Santo Stefano di una base per la US Navy, si registra la novità di un uso della Sardegna non più solo addestrativo e logistico, ma anche operativo.
Il 1976 segna invece uno spartiacque importante nella storia delle servitù militari: viene emanata la legge 898 che riconosce maggiore attenzione agli interessi locali e istituisce, per ogni Regione, la nascita di un Comitato Misto Paritetico di controllo. Bisogna attendere però la Conferenza nazionale del 1981 per il riconoscimento ufficiale della presenza nell'isola di un numero estremamente elevato di servitù. Nel 1986 il ministro della Difesa Spadolini e l'allora presidente della Regione Mario Melis firmano un accordo per la costituzione di una commissione mista Stato-Regione con il compito di redigere una mappatura dei beni considerati dismissibili.
Gli anni '90 si aprono con l'emanazione della legge 104, che integra la precedente norma 898. In base alle modifiche, lo Stato stabilisce un contributo annuo per le regioni più oberate da vincoli militari: la Sardegna risulta essere la prima della lista. La Regione, a sua volta, concede dei contributi ai comuni interessati. In seguito all'accordo del 1999 tra D'Alema e Palomba, i contributi vengono destinati non solo ai proprietari di immobili ma anche ai pescatori, per il fermo pesca nelle zone interessate dalle esercitazioni. 
Cosa sono le servitù
La presenza militare nell'isola
Sono oltre 35 mila gli ettari di territorio sardo sotto vincolo di servitù militare. In occasione delle esercitazioni viene interdetto alla navigazione, alla pesca e alla sosta, uno specchio di mare di oltre 20 mila chilometri quadrati, una superficie quasi pari all'estensione dell'intera Sardegna. Sull'Isola ci sono poligoni missilistici (Perdasdefogu), per esercitazioni a fuoco (Capo Teulada), poligoni per esercitazioni aeree (Capo Frasca), aeroporti militari (Decimomannu) e depositi di carburanti (nel cuore di Cagliari) alimentati da una condotta che attraversa la città, oltre a numerose caserme e sedi di comandi militari (di Esercito, Aeronautica e Marina). Si tratta di strutture e infrastrutture al servizio delle forze armate italiane o della Nato.
Qualche numero: il poligono del Salto di Quirra-Perdasdefogu (nella Sardegna orientale) di 12.700 ettari e il poligono di Teulada di 7.200 ettari sono i primi due poligoni italiani per estensione, mentre il poligono Nato di Capo Frasca (costa occidentale) ne occupa oltre 1.400. A questo vanno aggiunte le basi tra le quali spicca il caso di quella Usa di S.Stefano a La Maddalena.
Documenti correlati:
Esempio di ordinanza di sgombero [file .pdf] ; 
gettiamo le basi!
Tempus de Carrasecare
avremmo perduto la memoria stessa
insieme alla lingua,
se il dimenticare fosse in nostro potere
così come il tacere
Tacito - Agricola 2,3
Alii vestiuntur pellibus pecudum
alii assumunt capita bestiarum
Altri si vestono con pelli di pecora,
altri indossano teste di animali
(Cesario di Arles, VI sec. d.c.)
Mamuthones
Il ritmo è cadenzato, possente. La Sardegna, una delle terre europee più ricche di tradizioni popolari, conserva a Mamoiada, centro nella Barbagia di Ollolai, l'arcaico rituale dei Mamuthones e degli Issohadores . Se non è possibile, oggi, definirne con certezza le origini, lo sviluppo di tale mascheramento appare evidente in Europa nel Basso Medioevo, e il suo rad